Il mantra om è un suono che diventa sillaba, è un ‘senza forma’ che prende forma: è uno ‘strumento per pensare’ (questo significa il termine ‘mantra’) alle dinamiche che regolano tutte le cose. Noi esseri umani siamo come le parole: abbiamo tutti una forma, perciò sembriamo diversi, ma siamo fatti della stessa sostanza, come il suono. Om è composto da A + U + M + nasalizzazione. Le parole non sono altro che suoni. Sembrano delle realtà solide, sigilli di verità, ma non lo sono affatto. Sono segni, simboli o contenitori di sogni. I suoni, invece, sono vibrazioni concrete sul corpo. Più è potente la vibrazione più il corpo vibra: non è una fede, semmai una legge della fisica.

A loro volta, i suoni si generano dalle forme del corpo: il suono A esce solo se teniamo la bocca aperta, il suono U si ottiene con la bocca semichiusa, la nasalizzazione si fa con la bocca chiusa spingendo il respiro nel setto nasale. La voce nasce dal respiro che si muove dal basso verso l’alto, dalla base dei polmoni alla bocca, facendo vibrare le corde vocali. Scomponendo il linguaggio in suoni e silenzi, ciò che rimane è un riverbero di reciproche vibrazioni. In questo consiste la pratica dello yoga: nell’arrivare a percepire (cosa che accade solo con un lungo e costante esercizio) che le parole sono fatte di suoni, che i suoni sono vibrazioni in movimento, che i silenzi sono stasi, ovvero assenza di interferenze, da cui può emergere il suono ininterrotto (anāhata nāda) del mondo.

Cominciamo a riconoscerci come corpi sonori, che risuonano tra corpi sonori. Possiamo così spogliarci di tutte le altre vesti, tornare ad essere nudi, come quando siamo nati.

Nella sala di yoga, l’attenzione al suono, a partire dall’osservazione delle dinamiche corporee e respiratorie che lo generano, insidia il potere assoluto del dominio visivo, restituendoci ad un mondo che non è solo da vedere, come suggerito, o imposto, dalla nostra cultura dell’immagine, ma da ascoltare e da sentire.

Con la vista percepiamo delle forme di oggetti separati da noi; le immagini idealizzate di noi stessi, o degli altri, sono visive, disconnesse dalla realtà delle sensazioni. Il suono, invece, è istantaneamente e intensamente sensazione.

Il mantra è lo strumento sonoro dello yoga, tramite il quale ci addentriamo alla scoperta di una realtà che fa a meno della lingua e delle immagini. Chiunque può ‘fare yoga’ ed allenarsi, così, a diventare più ‘sensibile’, ‘polisensibile’ e più forte, perché immune agli inganni della forma.

Liberare ed ascoltare la propria voce fornisce indicazioni sul ritmo del proprio respiro, del battito cardiaco e dello stato d’animo: stati transitori e impermanenti, seppure molto ‘reali’ e concreti.

Il suono rievoca delle memorie.

Om è il canale per percepire delle realtà invisibili alla percezione ordinaria, per scorgere i movimenti sottili che regolano la convivenza tra gli uomini, ad esempio l’attenzione che poniamo al sintonizzarci con gli altri oppure, al contrario, l’eccesso di attenzione accordato al nostro involucro; quando intoniamo l’om, capiamo il movimento con cui dall’interno ci sintonizziamo all’esterno o viceversa, ne possiamo cogliere l’istante, anche quello in cui lo fanno gli altri, o chi lo ha già fatto; alcuni cantano più forte di altri, la voce e il timbro di qualcuno ci attira come una calamita, così ci fondiamo senza resistenze con la sua nota, oppure opponiamo resistenza e continuiamo con la nostra. In tutta questa osservazione continuiamo a giudicare, un’attività che proprio non riusciamo a dismettere. Vi sono dei corpi sonori che ne attirano e inglobano altri, talvolta con la potenza di un buco nero. Ci sintonizziamo con qualcuno e con tutti. Interno ed esterno ci sembrano ormai solo parole, nella realtà dell’om non sono divisi.

Om è un veicolo acustico e motorio, non il simbolo religioso che è diventato, ma solo il mezzo per vedere dei movimenti, o cogliere gli effetti di movimento e stasi, per percepire le forze attrattive e repulsive che ci governano, per sentire, al di là del suono, il silenzio.

Il mantra e l’ascolto del suono preparano lo yogin al momento della morte, ovvero a percepire la fluidità di corpo e mondo da cui prendiamo forma e in cui la perderemo, quando in questa fluidità e in questo suono verremo riassorbiti.

La nostra cognizione è sinestetica. Il mondo è una polifonia.

Om Om Om