Om - Devanagari - Centro Yoga ad Aosta

Devanāgarī è un luogo in cui esplorare le filosofie, le lingue, le arti, le letterature e l’immensa geografia del subcontinente indiano.
È una ricerca che nasce dal fascino per un illustre passato ma sfocia nell’analisi senza veli del presente.
È l’alfabeto indiano, del sanscrito e della hindī. Significa letteralmente: la scrittura della città degli dèi.

E uno che pur vede, non ha visto la parola; e uno che pur ode, non la ode. Essa ad un altro ha manifestato il suo corpo, come allo sposo la ghindata sposa innamorata (RV 10.71.4)

giulia

A 16 anni, dal Liceo Classico di Aosta all’India, dall’ordine al caos, la bellezza, i corpi, i gesti, la lingua degli indiani. Una laurea in “lingua e letteratura hindi” a Venezia, con tesi sul poeta marxista Gajānan Mādhav Muktibodh. Un dottorato a Parigi abbandonato per abitare in India. Qualche lavoretto in nero come insegnante di italiano presso la Camera di commercio indo-italiana di Mumbai, l’Istituto di cultura italiana di New Delhi e il Mehrangarh Fort di Jodhpur; la campagna bengalese col teatro itinerante “Milon Mela”, 7 anni in Orissa. Altri sbandamenti nel mondo del commercio e del turismo. Un ritrovarsi con un pugno di lingue e di yoga tra le mani, e una stanza, su un confine nazionale, aperta a nuovi incroci. Un Master in Yoga Studies a Venezia, con tesi su “The embodied OṂ: pratiche contemporanee di cognizione incorporata e di disabituazione semio-somatica”. Lo studio del sanscrito, “progetti per il passato”.

il centro

Situato nel centro di Aosta, Devanagari è uno spazio dove cercare uno yoga (metodo) diverso dal solito per stare insieme tra corpi, sia esso attraverso una disciplina psicofisica che ci trasduca empaticamente al cuore della filosofia indiana, o attraverso un viaggio che ci rapisca ai nostri limiti mentali per catapultarci in un panorama globale allargato, dove la nostra piccola soggettività, con tutti i suoi problemi, svanisce.

É un luogo aperto a tutti, ma l’intento è prendere le distanze da quelle correnti new-age che si sono appropriate del pensiero indiano, banalizzandolo e trasformandolo a loro uso e consumo. Dagli studi post-coloniali in poi, è anacronistico – e ridicolo – portare avanti lo stereotipo di India e di yoga ereditato dai nostri predecessori occidentali, primi fra tutti la Società Teosofica e i grandi guru divenuti fenomeni di massa e mediatici. Quella che oggi viene venduta come controcultura è commercio e strumento politico nelle mani dei governi e delle multinazionali. Lo yoga del benessere e della forma fisica, per pochi benestanti, ha ben poco di yogico: cela altresì il rischio concreto di un consenso all’omologazione che, come la storia ci insegna, crea terreno fertile per le dittature.

Nel centro si svolgono corsi di yoga e di lingua, incontri di filosofia e di cultura indiana; si collabora con artisti nazionali e internazionali per l’organizzazione di concerti, spettacoli e laboratori di arti classiche e popolari dell’India; si organizzano viaggi di gruppo e individuali; si offre consulenza a privati e aziende per l’avvio di attività sul mercato indiano e per i rapporti con i partner indiani; si accolgono visitatori in cerca di “ospitalità indiana”.