"The only basis of true and lasting unity of all humanity is the religion of the heart. Religion of the heart is the religion of love” - Swami Sivananda Saraswati

Lo yoga che cerco di trasmettere, così come i miei maestri lo hanno trasmesso a me, filtrato dalla mia intensa esperienza personale con lo yoga, si basa sulla tradizione Sivananda, dal nome del suo capostipite Swami Śivānanda Sarasvatī. Si tratta di uno yoga che è stato definito “psicosomatico”, volendolo differenziare dallo yoga posturale moderno per l’enfasi sull’introcezione e sulla propriocezione durante la pratica.

A yoga ci esercitiamo a percepire la natura corporea e polisensoriale della nostra cognizione attraverso propriocezione ed interocezione rivolte al corpo, al respiro, ai sensi, alle emozioni, all’intelletto, ecc…

Non riconosco l’autorità assoluta di una singola scuola: negli anni ho adottato contenuti e tecniche fondamentali dei grandi maestri indiani del ‘900 (Iyengar, Kuvalyananda, Satyananda e Pattabhi Jois), quali, ad esempio, l’attenzione sull’allineamento, la concentrazione sul respiro e l’idea di esplorare tutte le direzioni in cui il corpomente si può espandere durante l’esecuzione degli āsana. Fondamentale è stato l’incontro con dei maestri contemporanei, tutt’altro che famosi, manifestazioni incarnate di una filosofia dello yoga vivente. Le tre luci guida nella mia ricerca nello yoga sono stati gli studi universitari di filosofia indiana, la comprensione linguistica e culturale degli ambienti dove lo yoga viene praticato e insegnato, la sperimentazione su me stessa di ogni pratica che trasmetto.

Penso che sia la pratica a doversi adattare ai corpi, non i corpi ad una sequenza fissa, schematica, immutabile: perciò i corsi si differenziano in base all’impegno fisico richiesto, ma l’esercizio per allenare lo sguardo ad una percezione sempre più acuta di ciò che accade al corpo quando entra in contatto con un qualsiasi stimolo è presente in ogni lezione. È questa stessa capacità propriocettiva a differenziare un principiante da un praticante avanzato, non certo la capacità di eseguire posizioni difficili o acrobatiche. Non vi è traccia di competitività nella pratica, si lavora su se stessi, per ampliare la propria visione del mondo e di se stessi come parte di mondo. La finalità non è la perfetta esecuzione di una posizione (com’è la posizione perfetta?), ma il mettersi in gioco, l’accettare dei ritmi diversi che potranno scontrarsi con le nostre abitudini, il mettere in discussione tutte le nostre opinioni e la stessa soggettività. Effetti collaterali (e non gli scopi principali) sono gli innumerevoli benefici sulla salute e sul benessere: più flessibilità, forza muscolare, energia vitale, una corretta respirazione, miglior concentrazione, rilassamento, equanimità e quiete mentale.

Una tipica lezione inizia con il rilassamento e lo sviluppo della concentrazione sul momento presente; continua con gli esercizi di respirazione, il saluto al sole ed esercizi per il rafforzamento della muscolatura addominale; seguono i 12 āsana (posizioni) fondamentali della sequenza Sivananda (con le loro innumerevoli varianti) o combinazioni di posizioni dello yoga posturale moderno,  si finisce con 15/20 minuti di rilassamento profondo guidato. Quest’ultimo è un esercizio di concentrazione sulle sensazioni provenienti dal corpo come nella meditazione Vipassana. Le posizioni vengono mantenute a lungo. Tra una posizione e l’altra c’è il rilassamento (śavāsana).

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